L’uso della disperazione contro la democrazia
26 gen
Dobbiamo dire il vero, o almeno sforzarci di farlo, provando ad aderire il più possibile con le parole ai fatti che stanno avvenendo in Italia (in Europa e anche nel resto del mondo) davanti all’allargarsi prepotente della crisi economica. E per dire questa verità non si può non guardare alle tante proteste che sorgono più o meno spontaneamente in tutto il territorio italiano. Tralasciamo per un attimo l’ambiguità “politica” del movimento dei forconi, la veemenza anche “politica” del blocco dei tir: osserviamo per esempio la protesta dei pescatori davanti a Montecitorio. Tralasciamo per poche righe anche l’aspetto gravissimo della repressione poliziesca.
Cosa vediamo? Indubbiamente una situazione di malessere che si articola per categorie, che reclama delle risposte dal governo di Mario Monti e dall’Europa dell’asse franco-tedesco. Queste risposte riguardano fondamentalmente il prezzo dei carburanti necessari per muovere i camions e le barche, ma pure interessano i percorsi di indirizzo economico che Bruxelles impone ormai alla maggior parte della popolazione per adeguarsi alle normative stabilite dalla Commissione europea e che si richiamano quasi sempre ai tanto celebri e celebrati “patti di stabilità”. In nome della salvaguardia dello status di paese cuscinetto delle crisi finanziarie, di debole democrazia convertita all’autoritarismo monetario transalpino, con la firma del Presidente della Repubblica sul decreto Continua >
Imprenditori alla massima potenza: onori (senza oneri) per i nuovi padroni
21 gen
C’è una norma nel decreto licenziato dal Consiglio dei ministri, che contiene le “mille proroghe” tanto citate e tanto temute, che mi ha molto colpito: i giovani potranno fondare società di impresa con capitale di un euro. Società semplificata a responsabilità limitata. Si chiama così questa nuova forma di imprenditoria che non avrà neppure bisogno dell’intervento di un notaio. Liberalizzazioni del liberismo stesso: siamo all’apoteosi del self made man, siamo alla proclamazione della riduzione costante della spesa pubblica (che andrebbe invece incrementata) e parimenti all’incentivazione del privato per dare, dicono i professori governativi, sviluppo e sostenibilità all’intero Paese. E allora basta questo per capire velocemente che la filosofia che informa il pacchetto di riforme strutturali ideato da Monti è completamente inserita nell’alveo del mercato e che non concede nulla al pubblico se non una cosa in modo esplicito: la rinuncia a non considerare l’esito del referendum sull’acqua. Rimarrà, per quanto è dato capire, sul campo la decisione popolare e quindi non si inizierà il percorso di liberalizzazione di licenze anche in questo settore. Continua >
Il naufragio del garantismo e l’emersione del giustizialismo
16 gen
L’ho vista decine di volte attraccata nel porto di Savona: titanica, mastodontica, immensa. Il bandierone italiano a poppa che sembrava quasi più grande dei piccoli palazzi del vecchio porto. Le sue belle cabine disposte tutte intorno, gli scivoli d’acqua, le piscine e, sulla prua, la plancia di comando anch’essa austeramente fiera, slanciata verso il mare aperto.
Quando sganciava dalla banchina produceva con le eliche un mulinello d’acqua e fanghiglia, a dimostrazione di quanto fosse forte la spinta che si dava per uscire dall’approdo e dirigersi verso il pieno Mar Ligure.
Oggi quella nave, quel transatlantico delle meraviglie, è incagliato accanto all’Isola del Giglio: la Costa Concordia ha fatto naufragio e le oltre quattromila persone che erano a bordo hanno trovato un disperato rifugio in terraferma con mille situazioni di fortuna e poche scialuppe, con soccorsi che – a detta dei passeggeri – sono stati tardivi, inefficaci e, quand’anche, inesistenti.
Ciascuno, insomma, si sarebbe arrangiato senza una vera e propria direzione di evacuazione dell’ammiraglia della Costa. Un pianista si è gettato in mare, come molti altri: il panico fa impazzire tutte e tutti. La nave viaggiava troppo vicino agli scogli dell’isoletta dell’arcipelago toscano e ne ha incontrato uno che le ha causato uno squarcio di ben 70 metri. Un “frammento” della roccia è addirittura rimasto incastonato tra le lamiere contorte. Continua >
I confini della scienza e del mercato nella produzione dei bisogni
11 gen
Il Consumer Electronic Show (Ces) ha ufficialmente aperto i battenti e ha presentato in quel di Las Vegas tutte le più strabilianti innovazioni tecnologiche che ci pioveranno addosso nei prossimi mesi e anni: la televisione con schermo in 3D, nuovi tablet, software rivoluzionari per pc e per telefonini. Tutto sarà ancora una volta nuovo, moderno e, come si usa dire in queste occasioni, “al passo con i tempi”.
Questa rincorsa affannosa e mai fermata alla ricerca del superamento del superamento stesso, con uno sprint che vuole battere persino la barriera del suono, mi ha fatto tornare alla mente alcuni quesiti che mi frullavano in testa giorni fa. Ve li propongo, se mai potessero interessarvi: da cinquant’anni a questa parte, ma anche in epoche più remote, gli esseri umani hanno sviluppato tecniche e tecnologie che hanno consentito di miniaturizzare e rendere sempre più piccole le cose usate nel quotidiano. Orologi, telefoni, radio, auto (a parte l’inversione di tendenza dei suv), elettrodomestici, computer e così via.
Si è, in pratica, fatto in modo che la qualità dei prodotti migliorasse definendo i loro contorni in spazi sempre meno ingombranti, con accattivanti linee curvate, con spigolosità che rendevano l’oggetto anche visibilmente attraente. Il mercato ha saputo sfruttare la scienza nel fare dell’oggetto monotematico, ad esempio il telefono, un oggetto plurifunzionale: telefono con radio, messaggi, internet, torcia elettrica, fotocamera e videocamera con sempre più megapixel, navigatore satellitare per l’automobile e così via. Continua >
La maschera di Monti e il pugnale del mercato
3 gen
Sono molto lontano dallo scandalizzarmi per i 16mila euro al mese che vengono percepiti dai parlamentari come remunerazione per l’attività che svolgono – o che dovrebbero svolgere – per la nazione. Penso da sempre che l’istituzione della democrazia e la democrazia delle istituzioni abbia un costo e che questo costo debba essere assunto dal patto sociale che sostiene l’impianto delle regole e delle norme che ci consentono di vivere in quello che viene definito sovente un “Paese libero”.
Quanto la realtà poi corrisponda a questa enunciazione è tutto da vedere, verificare, comprovare. Ma diamo per assunto il fatto che la Repubblica Italiana conservi un profilo democratico e quindi che siano rispettati determinati diritti e siano dati altrettanti doveri.
Mi domando e vi domando: è democratica una Repubblica dove le denunce della Commissione parlamentare di inchiesta sulle carceri portano ad assistere all’orrendo scenario della tortura dell’isolamento accompagnato dalla sedazione dei detenuti – letteralmente imbottiti di medicinali “calmanti – negli Ospedali psichiatrico giudiziari? Per la maggior parte si tratta di persone che hanno alle spalle reati minori e che soffrono di una qualche patologia che andrebbe curata in strutture sanitarie che, invece, li rifiutano e che “costringono” l’amministrazione carceraria a portarli in quella vergogna di Stato fatta di tre lettere: OPG. Continua >
Il fiore che terrorizzò il Terzo Reich
27 dic
C’è una storia nascosta tra le pieghe del nazismo. Una storia che, come molte altre, emerge dopo tanto tempo e che viene oggi conosciuta e riconosciuta come un fondamentale angolo di storia per comprendere la società tedesca degli anni del secondo conflitto mondiale. Nell’immaginario collettivo che le immagini ci hanno tramandato, la Germania di Hitler è fatta di oceaniche adunate sventolanti i gagliardetti con la svastica, di notturne parate di fiaccole negli stadi, di giochi di luci in onore del già capolare austriaco divenuto cancelliere e poi “Führer”. Tutto appare monoliticamente granitico, indistinguibile, senza confini che non siano tracciati con la perfezione gemotrica del righello e della squadra. Non c’è stortura, dissenso, parola di contrasto, né tantomeno immagine di contrasto nella Germania di Adolf Hitler. L’apparato burocratico e poliziesco del regime controlla ogni cosa, pone il suo sigillo su tutto e su tutti: siano svastiche o triangoli di molti colori o stelle di Davide gialle con sopra scritto: “Jude”, “ebreo”.
Nulla sfugge alla supervisione di Berlino, tutto sembra essere in “ordine” o meglio nell’ordine voluto dalla dittatura hitleriana e ottimamente gestita da Himmler con le SS e dagli alti papaveri della corte nazista: Martin Borman, Joseph Goebbels e la sua magistrale opera di propaganda martellante sulle menti e sui cuori di milioni di tedeschi, per non parlare degli Stati maggiori fanatizzati e fanatizzanti. Continua >




