Quel valore aggiunto chiamato “Federazione della Sinistra”

Leggo che vi sono voci che vorrebbero la sinistra più determinata, meno indulgente con le alleanze, drastica e con una smaccata propensione all’identitarismo come elemento unico di differenza tra buona e cattiva politica, tra giusto e sbagliato, per un nuovo manicheismo ispirato ai valori del comunismo e del socialismo rivoluzionario.
Leggo anche che queste voci criticano senza appello gli esperimenti di unità a sinistra, ne detraggono solamente una ulteriore prova di adattamento dei comunisti all’espressionismo parlamentarista borghese e alle sue promanazioni istituzionali di livello inferiore che, a breve, ci vedranno tutti coinvolti in uno scontro che vale molti punti per la sopravvivenza in questo Paese di una vera alternativa di sistema e di cultura.
Insomma, i sapienti della più o meno nuova ortodossia marxista vorrebbero far credere che le alleanze sono, qualunque esse siano, un piano inclinato che conduce alla caduta e al frantumarsi delle ossa dello scheletro, già peraltro molto compromesso della sinistra italiana. L’autonomia dei comunisti dovrebbe, in sostanza, tornare a mostrarsi come differenziale di sostanza, come intercapedine tra il resto del mondo e noi, senza troppo preoccuparsi dei tempi e dei modi con cui affrontare, nel frattempo, le contingenze che ci stanno intorno e che ci chiedono conto del nostro agire, del nostro posizionarci nello scacchiere nazionale, regionale e provinciale, sino alle più piccole comunità circoscrizionali.
La Federazione della Sinistra non è certo una alleanza perfetta, ed anzi mostra evidenti segni di debolezza a seconda dei contesti. Eppure resta, per quel po’ di comunismo e anticapitalismo che rimane nel Paese, l’ultima prospettiva di alternativa prima di tutto al Partito democratico e, in seconda battuta, alle più generali politiche liberiste così tanto care anche a settori del centrosinistra dialoganti a giorni alterni con i confindustrialotti e con i padroncini del Nord-Est.
Del resto chi sapesse costruire una formazione politica praticamente perfetta sotto ogni aspetto (un poco come Mary Poppins), potrebbe sembrare persino un alieno, oppure un mostro sacro di architettura e di scienza nel farsi largo nelle quotidiane imperfezioni, che si possono tranquillamente chiamare tranelli, di cui è disseminato il cammino di tutti noi in questo inverno pre-elettorale.
Si dice che la Federazione della Sinistra non è un partito comunista. Ma è l’unione federata di due partiti comunisti, diversamente comunisti tra loro, con storie differenti, a volte antitetiche, altre volte coincidenti. E riunisce in sé forze anticapitaliste che non si dichiarano per il più lontano orizzonte comunista. La ricchezza di una unità della sinistra oggi sta proprio in questo: nel cogliere gli aspetti unitari e metterli a frutto e nel lasciare a questi aspetti la capacità di condizionare successivamente anche le disomogeneità che esistono e che resistono.
E questo non per svilire il profilo delle forze politiche che continueranno ad esistere, ma per creare sempre maggiori punti di contatto da cui possano nascere attrazioni per nuovi soggetti sociali interessati ad un processo di ridefinizione dei termini della politica, dei modi e dei tempi con cui e in cui farla.
La Federazione della Sinistra, altrimenti, rischia di essere una riproposizione arcobalenista con un fronte elettorale come motore costitutivo: per cui una sconfitta ne determinerebbe la fine, una vittoria la continuazione. E’ ovvio, palese che il peso del voto di Marzo condizionerà il percorso di costruzione dell’alleanza, ma non ne deve essere né il becchino, né tantomeno l’esaltatore unico e incontestato.
Rifondazione Comunista ha una grande responsabilità in tutto questo. E forse ha la maggiore responsabilità: quella di rendersi ancora più forte per radicare nella Federazione della Sinistra una pratica e un modus operandi basato sulle migliori esperienze del suo passato. L’esistenza del PRC è condizione di esistenza della Federazione. Quest’ultima non vive senza i comunisti, mentre per ora si può dire il contrario, anche se sarebbe una nuova, ennesima sconfitta e un passo indietro molto ampio.
La stagione delle separazioni è stata un male. Ammesso che vi sia stata “una” stagione delle scissioni. Troppe se ne sono consumate e troppo forte e repentina è la voglia di unificazione che porterebbe a non vedere chiaramente il campo di azione in cui ci si deve muovere con accortezza e senza fretta. La gatta frettolosa, si sa, fa i gattini ciechi. E se vogliamo davvero evitare una nuova cecità per il futuro, le nostre mosse devono essere sempre contestualizzate e calate nel presente, senza mancare di prospettiva, ma consapevoli delle forze che agiscono nella società e di come i comunisti possono essere elemento disarticolante, irriverentemente rivoluzionario nel senso più classico del termine: sconvolgere i numeri e i pensieri, le assemblee e le riunioni, le manifestazioni e i cortei, le certezze sindacali e quelle operaie, le abitudini e le consuetudini che diventano legge dello stato sotto il marchio della xenofobia e del più violento odio per la diversità.
Abbiamo un valore aggiunto, avrebbe detto il buon vecchio Marx. Sfruttiamolo, perché se non lo facciamo noi, state certi che qualcun altro se ne accorgerà e lo farà al nostro posto. E allora saremo tutti nuovamente più poveri socialmente, politicamente e anche culturalmente. Socialità, politica e cultura sono un trittico che ha necessità di rinnovamento. Da sinistra, provando ancora una volta a rifondare quel comunismo che non è sogno, ma un tremendo contrasto con la realtà attuale.

MARCO SFERINI
5 Febbraio 2010

Stampa, manda email, crea PDF o pubblica l'articolo sul tuo social network preferito:
  • Print
  • email
  • PDF
  • RSS
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • MSN Reporter
  • MySpace
  • Live
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Digg
  • Mixx
  • Blogplay
  • Segnalo
  • StumbleUpon
  • Wikio IT
Puoi scrivere un commento, o trackback dal tuo sito.

4 Commenti to “Quel valore aggiunto chiamato “Federazione della Sinistra””

  1. Riccardo scrive:

    Marco credo tu stia facendo riferimento a Comunisti Uniti. Se così è, non sono solo voci, trattasi di un progetto,ovviamente è ancora in fase embrionale, che a quanto pare (tando alle adesioni pervenute)interessa moltissimo anche a tanti “interni” ai partiti della Federazione (http://www.comunistiuniti.it/pdf/adesioni-regioni.pdf ). Tanti militanti sono stufi della strategia subalterna, e rivendicano l’autonomia culturale e politica dei comunisti!
    Dico un falso, se ad esempio, sulle Regionali, è il PD a stabilire dove allearsi con la federazione?
    Altro che valutare le alleanze verificando la situazione contingente “caso per caso”.
    E’ il Pd che “caso per caso” accetta o rifiuta la proposta di alleanza. E ti prego di non fare riferimento a questioni meramente formali, ma sostanziali. Laddove il PD è disponibile l’alleanza si fa. Anche a costo di sostenere la turbocapitalista antioperaia e ultraliberista Bonino. Ritengo che sia stata proprio la strategia moderata a creare gli attuali rapporti di forza, e anzichè svoltare e intraprendere la linea dell’alternativa di sistema, si propone di ripercorrere paro paro il medesimo percorso che ha portato alla disfatta, addirittura con ulteriore spostamento a destra, mediante i tentativi (per fortuna respinti)di apertura persino all’UDC!
    Per curare una malattia è necessario innanzitutto individuare le cause del male. Riproponendo come cura le cause che hanno comportato il malanno stesso, non si fa altro che aggravare la malattia. Il 29 marzo ne avrai conferma. Ancora una.

  2. Riccardo scrive:

    Tanto per far capire ai lettori del blog, di che appello stiamo parlando, riporto il link del sito: http://www.comunistiuniti.it/

  3. Marco Sferini scrive:

    Io non ho tutte le tue certezze, caro Riccardo. Anzi, mi auguro che ciò che presupponi sia sconfitto dai fatti e che la Federazione della Sinistra abbia un ottimo risultato. Vorrei dire “discreto”, per non esagerare, ma faccio un’operazione lessicale “rivoluzionaria”, certamente ardita, e dico “ottimo”.
    Siccome negli anni ho imparato che la regola dei rapporti di forza evocata da Marx spesso (e giustamente) è una pietra angolare per la direzione delle nostre politiche sociali, voglio contiuare a mantenere lo sguardo su quella pietra e, al contempo, ragionare su un futuro non immediato, anche di medio termine e dare una prospettiva minima a quello che dovrebbe essere il cammino di ricostruzione dell’unità della critica, dell’anticapitalismo e dei comunisti.
    Questo tipo di unità non si costruisce con proclami o con anche la sola volontà di un gruppo, più o meno grande, di compagne e compagni. Questa unità deve essere un processo di recupero delle individualità egoistiche dell’oggi – così bene esaltate dal berlusconismo e dal leghismo – ad un mutualismo solidaristico del domani.
    Solo attraverso una lotta sociale si arriva a questo. Per questo la conversione in tal senso del PRC, nel “partito sociale”, è una delle più felici intuizioni che i gruppi dirigenti abbiano avuto in questi anni.
    E’ chiaro che i rapporti di forza non sono solamente economici. Sono anche politici. Io non vedo una Rifondazione Comunista e una FdS come cagnolini scodinzolanti del PD. Vedo un travaglio complesso in ogni regione per comprendere se esistono o meno le ragioni di una alleanza che tenga conto in primis delle piattaforme programmatiche e, ultimo ma non un ultimo, del grandissimo problema della tenuta democratica del nostro Paese. Noi dobbiamo sbarrare la strada alle destre e lo dobbiamo fare consapevolmente e non per mera intuizione o spinti dalla necessità incontrovertibile della fine di un’epoca in cui, bene o male, i diritti fondamentali sono stati protetti dalla Costituzione. Una serie di norme che, ancora oggi, nel mezzo del turbine berlusconiano, bonapartista ed autoritario, ci consente di avere una protezione contro questo stesso intendimento autocratico, monocratico e diritticida.
    Convengo che abbiamo due visioni differenti, due analisi forse opposte della fase. Ma non è mostrandoci autonomi e immacolati che vinceremo questa lotta sociale e politica. Bisogna essere, come diceva Marx, “la punta avanzata dello schieramento democratico”, visto che, citando sempre il buon vecchio filosofo tedesco, non abbiamo il diritto di isolarci, di separarci. E questo non per aiutare il borghesissimo PD, ma per condizionarlo laddove possibile, per condurre avanti le nostre istanze di liberazione sociale.

  4. Riccardo scrive:

    Marco sul discorso della tenuta democratica del paese, ti invito semplicemente a fare una analisi: è vero o non è vero che ad ogni svolta moderata, i partiti comunisti hanno perso consenso, la destra si è rafforzata, e la politica del governo che dici di voler sbarrare ha potuto assumere posizioni sempre più reazionarie?
    Credo sia inconfutabile.
    E che si propone di fare? Un’ennesima svolta moderata arrivata a sostenere persino quella Bonino accanitasi vigorosamente contro l’art.18.
    Te lo faccio io un pronostico:
    ennesima svolta moderata dei partiti comunisti, perdita di consenso dei partiti della Federazione, rafforzamento del centrodestra (in maniera particolare dei partiti + reazionari come la Lega) e conseguente politica sempre più antioperaia e razzista.

Scrivi un commento