ago 06 2009

Ecco la Innse, ecco la vera lotta operaia

giulemanidallainnseLa Innse e la lotta dei suoi lavoratori ci dimostra che esiste ancora la possibilità di far nascere un conflitto di classe tra salariati e padronato quando quest’ultimo evidenzia non solo un’arroganza che fuoriesce dai tavoli contrattuali e da qualunque sede di confronto tra le parti, ma anche e soprattutto quando entra in scena la sopravvivenza di una realtà produttiva legata a quella degli operai che vi hanno sempre prestato la loro forza, il loro tempo.
Lo hanno fatto per vivere, per ricevere quella busta paga che oggi non hanno più, che il professor Pietro Ichino vorrebbe modificare in una temporanea ammortizzazione per ricercare altre collocazioni lavorative a quegli operai che insistono giustamente nel dire che la Innse non è una fabbrica in crisi e che avrebbe spazio sul mercato con parecchie comande di lavoro.
E allora non è per niente peregrina la proposta che faceva Dino Greco sulle colonne di “Liberazione”, ripresa anche dai sindacati in queste ore, di consegnare la gestione della fabbrica ai suoi operai, requisendola secondo quelle norme costituzionali che impongono la dismissione della proprietà privata di un luogo di produzione se entra in contrasto con il pubblico interesse.
E qui il pubblico interesse è il sacrosanto diritto dei lavoratori a poter continuare a vivere e a non sottostare ai diktat padronali di Genta che si fa scortare dalle sue guardie del corpo nelle conferenze stampa in cui spara a zero contro coloro che gli hanno garantito il profitto sino ad oggi e che vorrebbe gettare via come pedine di un gioco ormai usato, per niente logoro e capace di rimettersi in gioco senza alcun ardire speculativo ma con il serio intento di mandare avanti un ciclo produttivo che, a quanto testimoniato dai diretti interessati, è tutt’altro che esaurito.
La lunga storia della Innse, che dura ormai da decine di mesi, ricorda quegli esperimenti di autogestione delle fabbriche che si verificarono, ad esempio, alle Reggiane con il trattore R60, con una organizzazione di fabbrica che trascendeva i normali rapporti verticali di direzione e che si era trasformata in una pianificazione sociale (o socialisteggiante) per cui il frutto della produzione, che comunque generava un profitto, diventava collettivo e non assimilabile in un conto corrente bancario di una singola persona o di un gruppo ristretto di dirigenti.
Ma le parole di Genta, i suoi atteggiamenti scomposti e la sua arroganza sono protetti dalle deregolamentazioni che si sono fatte strada nei decenni passati e con la distruzione progressiva del contratto nazionale di lavoro, la decurtazione dei salari come variabile dipendente dalla produttività, nonché con la santificazione delle tante tipologie di lavoro flessibile che hanno sempre più diviso i lavoratori e creato i moderni egoismi che si ripercuotono sul piano sociale senza che se ne abbia una percezione immediata, subitanea.
Ci sono quattro operai su una gru. Ci sono quattro persone che non credo vogliano essere definiti “eroi” o con epiteti altisonanti. Andrebbe colta la disperazione di questi moderni proletari che forse non avranno letto il “Manifesto del Partito Comunista”, o forse sì, ma che a priori sanno come difendere e lanciare una nuova Innse, una fabbrica che non può essere depredata dei suoi macchinari per farne un ennesimo piccolo profitto da botteguccia medievale.
Non c’è solamente un basso cinismo pecuniario in tutto ciò, ma c’è anche un modo di intendere le regole del mercato con un disordine di intenti che allarma per come si mostra: perché ci dice che l’interesse al profitto non è legato neppure alla fetta di mercato che si vuole occupare con una certa stabilità di tempi, con un percorso di costruzione della merce che risponda a criteri di qualità, sicurezza e altro. No, tutto questo resta solamente legato al guadagno facilissimo, allo sfruttamento immorale, incivile e incostituzionale di persone che nessuno può permettersi di trattare come schiavi, deridendoli e insultandoli o caricandoli di responsabilità che sono di esclusiva pertinenza di quelle gestioni padronali sempre fallimentari.
Peccato che i rischi di impresa si riversino sempre sui lavoratori e, come mi è sempre capitato di dire e scrivere, tutto sommato se la fabbrica fallisce (e non è il caso della Innse) il padrone le vacanze a Cortina d’Ampezzo se le fa comunque, i lavoratori restano con una lettera di licenziamento in mano a guardare attoniti un futuro che risulta invisibile, sconcertante .
Per questo la lotta dei 49 della Innse è una moderna lotta di classe, coscienti o meno che ne siano questi lavoratori e queste lavoratrici. E noi dobbiamo sostenerli con tutto il nostro impegno, le nostre parole, i nostri poveri mezzi. Anche con un blog, con un volantino, con una cassa di sussistenza che veda coinvolti gli ancora vasti settori sociali della sinistra che tardano ad esprimersi e fanno fatica ad emergere perché traumatizzati da divisioni, lacerazioni ideologiche o collocazioni politiche imprecise e contraddittorie perché alla ricerca dell’Araba Fenice che gli sveli come unire ambientalisti con socialisti craxiani, neo socialdemocratici con movimentisti della penultima ora.
Ma l’Araba Fenice non è una formula algebrica che sommi le pere alle mele, è semmai quel mito che non bisogna più rincorrere, ma individuare laddove c’è un conflitto sociale, dove capitale e lavoro si affrontano nella disperata lotta di ridimensionamento prima ed espulsione poi del profitto dalle nostre vite, dove dall’alto di una gru quattro operai ne sono il simbolo, il fenomeno che dovrebbe un po’ stupirci, un po’ farci muovere nel senso giusto della lotta.

MARCO SFERINI

6 Agosto 2009

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2 Responses to “Ecco la Innse, ecco la vera lotta operaia”

  1. Complimenti Marco, davvero un bel pezzo. Ho colto (e condivido) anche la sottile vena “polemica” nei confronti della nascente Federazione della Sinistra di Alternativa.
    Marco mi son permesso di riportare il tuo post nel mio blog ( http://laclasseoperaia.blogspot.com/2009/08/ecco-la-innse-ecco-la-vera-lotta.html ), ovviamente riportando la firma dell’autore. Se la cosa dovesse causarti problemi di qualsiasi sorta, ti prego di farmelo sapere che provvedo immediatamente a rimuoverlo, scusandomi.
    Ciao.

  2. Marco Sferini scrive:

    Grazie Riccardo per la condivisione del pezzo e per averlo messo sul tuo blog. E’ sempre un grande piacere scoprire di poter condividere un pensiero, un’opinione.

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